761 175. Dimostrava una grande compassione per gli
infermi e una tenera sollecitudine per le loro necessità.
Se a volte la bontà dei secolari gli mandava qualche
corroborante per la sua salute, lo regalava agli altri ammalati,
mentre ne aveva bisogno più di tutti. Faceva proprie
le loro sofferenze e li consolava con parole di compassione,
quando non poteva recare loro soccorso. Mangiava perfino nei
giorni di digiuno, perché gli infermi non provassero
rossore, e non si vergognava nei luoghi pubblici della città
di questuare carne per un frate ammalato. Tuttavia ammoniva
i sofferenti a sopportare pazientemente le privazioni e a
non gridare allo scandalo, se non erano soddisfatti in tutto.
Per cui in una Regola fece scrivere così: «Prego
tutti i miei frati infermi, che nelle loro infermità
non si adirino né si turbino contro Dio o contro i
fratelli. Non chiedano con insistenza le medicine, né
desiderino troppo di risanare il corpo, che è nemico
dell'anima e destinato a morire presto. Di ogni cosa sappiano
rendere grazie a Dio, in modo da essere quali li vuole il
Signore. Perché quelli che Dio ha preordinati alla
vita eterna, li ammaestra col pungolo dei flagelli e delle
malattie. Ha detto infatti: - Io correggo e castigo quelli
che amo - ».
762 176. Una volta venne a conoscenza che un frate
ammalato aveva desiderio di mangiare un po' d'uva. Lo accompagnò
in una vigna, e sedutosi sotto una vite, per infondergli coraggio,
cominciò egli stesso a mangiarne per primo.